Viste le mie recenti difficoltà a trovare un momento per scrivere sul blog, temo che questo possa essere il mio ultimo messaggio. Sabato infatti rientrerò in Italia e sono in corso i preparativi per salutare tutti gli amici francesi, nonché espatriati, nonché né pizza né ostriche.
Ieri sera si è tenuta nel mio appartamento la sfida del secolo, cioè una partita Italia-Francia a Trivial Pursuit organizzata da me e da Jean. Temevo che le domande potessero avvantaggiare la squadra avversaria, ma alla fine ce la siamo cavata discretamente, pur senza vincere, ahimé.
Venerdì pomeriggio, su consiglio di Stefano, aperitiviamo. Lettori sintonizzati da Parigi, siete tutti invitati.
E infine, posso chiudere le mie cronache con un ultimo invito. Pochi giorni fa mi è stata confermata la borsa di studio a Madrid per il semestre invernale 2008-2009. Cercatemi nei meandri della rete a partire da ottobre: vi prometto nuove mirabolanti avventure.
Vivete felici.
giovedì 1 maggio 2008
lunedì 21 aprile 2008
A proposito di intellettualoidi
A proposito di intellettualoidi. Ecco la foto che campeggia ultimamente dentro tutte le stazioni della metropolitana. La campagna pubblicitaria delle Gallerie Lafayette ha scelto come testimonial nientemeno che Beigbeder, un tipico intellettualoide di ultima generazione, a torso nudo mentre legge Baudrillard. Complimenti per l'ironia.
Guardando questa foto in attesa della 4 ho pensato che forse qualche argomento questi benedetti intellettualoidi ce l'hanno. Poi il mio coloc mi ha spiegato che in realtà si tratta di un fotomontaggio, e che il corpo appartiene a un modello. E c'ho pure qualche sospetto che anche la faccina sia stata ritoccata.
C'è vita normaliena nello spazio
Ho ricevuto qualche lamentela per il fatto di non aver aggiornato il blog nel corso della settimana. La mia assenza è dovuta a un fatto straordinario: ho infatti scoperto che c'è vita normaliena nello spazio.
Prima attività normaliena: una cena nell'enorme thurne (stanza in gergo normalieno, sembra la lingua di Eta Beta) di Servane, con tanto di vista sullo skyline della Rive Gauche. Peccato che qualcuno abbia pensato di opacizzare la parte superiore delle vetrate, rendendo necessario inchinarsi ogni volta che si voglia rendere onore al paesaggio.
Seconda attività normaliena: ho fatto quattro salti al club di rock'n roll che si tiene ogni venerdì in una delle sale di Rue d'Ulm.
Terza attività normaliena: perché non abbiamo pensato anche noi a inventare un giornalino come questo? http://www.cof.ens.fr/bocal/ Il penultimo numero contiene degli imperdibili consigli su come fare colpo sull'altro sesso nonché un test fondamentale per scoprire qual è il vostro grado di secchionaggine normaliena. Per ragioni di distanza culturale non sono in grado di calcolare il mio punteggio, ma ho risposto sì sia alla domanda: "Hai mai scritto una lettera in latino?" che "Hai mai pensato di dare a tuo figlio un nome tratto dalla mitologia?" che "Hai mangiato per sette giorni consecutivi alla mensa?" il che mi posizionerebbe abbastanza in alto nella classifica.
Quarta attività normaliena: giovedì prossimo andiamo al club di film di serie B per vedere il film di BHL!!! (acronimo di Bernard Henri Lévy, ex parente di Carla Bruni nonché intellettualoide a tempo perso, per cui vi rimando al post precedente). Riuscirà l'intellettualoide francese a battere i vertici del Battiato nazionale?
Prima attività normaliena: una cena nell'enorme thurne (stanza in gergo normalieno, sembra la lingua di Eta Beta) di Servane, con tanto di vista sullo skyline della Rive Gauche. Peccato che qualcuno abbia pensato di opacizzare la parte superiore delle vetrate, rendendo necessario inchinarsi ogni volta che si voglia rendere onore al paesaggio.
Seconda attività normaliena: ho fatto quattro salti al club di rock'n roll che si tiene ogni venerdì in una delle sale di Rue d'Ulm.
Terza attività normaliena: perché non abbiamo pensato anche noi a inventare un giornalino come questo? http://www.cof.ens.fr/bocal/ Il penultimo numero contiene degli imperdibili consigli su come fare colpo sull'altro sesso nonché un test fondamentale per scoprire qual è il vostro grado di secchionaggine normaliena. Per ragioni di distanza culturale non sono in grado di calcolare il mio punteggio, ma ho risposto sì sia alla domanda: "Hai mai scritto una lettera in latino?" che "Hai mai pensato di dare a tuo figlio un nome tratto dalla mitologia?" che "Hai mangiato per sette giorni consecutivi alla mensa?" il che mi posizionerebbe abbastanza in alto nella classifica.
Quarta attività normaliena: giovedì prossimo andiamo al club di film di serie B per vedere il film di BHL!!! (acronimo di Bernard Henri Lévy, ex parente di Carla Bruni nonché intellettualoide a tempo perso, per cui vi rimando al post precedente). Riuscirà l'intellettualoide francese a battere i vertici del Battiato nazionale?
Lunghe e noiose riflessioni sulla religione in Francia
Attenzione: il seguente post contiene elucubrazioni altamente intellettuali per cui se ne sconsiglia la lettura a chi abbia di meglio da fare.
La mia professoressa di lingue diceva che i francesi sono degli italiani con il broncio. In realtà, l'attitudine al sorriso non è l'unica differenza che ho riscontrato tra i due popoli. La mia impressione è che la vera catena alpina che separa l'Italia dalla Francia sia l'attitudine nei confronti della religione.
Quando viaggio in un paese straniero mi piace informarmi sul modo in cui la nazione ha affrontato il problema dei culti religiosi. Da una parte, credo che questa curiosità nasca dalla particolare situazione politica italiana; dall'altra trovo che la religione esprima meglio dell'arte o della letteratura i valori e l'immaginario di un popolo; infine, mi interessa sapere come le diverse società affrontino il passaggio tra una forma di organizzazione comunitaria basata su principi irrazionali e lo stato moderno di impostazione razionalistica. Ma passiamo al dunque.
L'interesse per la religione in Francia non è assente, tutt'altro, e si manifesta in forme eterogenee. Accanto a francesi totalmente atei si incontrano cattolici non praticanti, praticanti non cattolici, cristiani per tradizione familiare e cristiani cristiani cristiani. Senza contare il gran numero di abitanti che professano culti diversi dal cattolicesimo, quali il cristianesimo protestante, l'islamismo e la religione ebraica.
Da una parte, è più facile rispetto all'Italia trovare gente che non è stata battezzata o coppie non sposate, dall'altra l'attività delle cappellanie universitarie è molto intensa. Non leggo mai notizie del papa sui giornali, ma il numero di giovani tra i monaci e le monache della chiesa di San Gervasio e Protasio, dietro all'Hotel de Ville, è impressionante. Alla messa di Pasqua non partecipa la folla delle nostre feste comandate, ma Parigi rimane una delle principali mete del culto mariano: in rue du Bac sorge infatti la cappella delle visioni di S. Caterina Labouré, dove potrete acquistare la celebre medaglia miracolosa (35 centesimi una medaglia, 2 euro il pacchetto da sei. Si accettano ordinazioni)
La situazione italiana vista da qui è singolare. Alcune cose appaiono più chiare. Questa mattina, ascoltando il radio giornale RAI, ho notato per l'ennesima volta l'importanza data dal notiziario al viaggio del papa. Il rilievo e lo stile scelti per affrontare l'argomento non sono diversi da quelli usati per i politici locali. E' abbastanza evidente che il nostro paese rimane ancora per certi versi una teocrazia.
Al contrario, mi stupisce sempre sentire i francesi parlare del nostro concordato come se si trattasse della peste bubbonica. Mi domando come diavolo gli venga raccontato. Innanzitutto, perché sembrano ignorare completamente che l'Italia ha stipulato dei concordati anche con gli altri culti culti crisitani e che sono in corso trattative per un concordato con i buddisti e con i musulmani. In secondo luogo, mentre la mia percezione del concordato è quella di un accordo di reciproco (e pragmatico) rispetto, utile al compimento della laicità in Italia, ho avuto l'impressione che per i francesi si tratti di una sottomissione agli ordini delle gerarchie religiose. Chi ha ragione?
Il posto che la religione ha in Italia è occupato in Francia dallo Stato. La scuola fa da catechismo, le Grandes Ecoles sono i seminari, la filosofia è l'equivalente della teologia, mentre i funzionari statali sono come i nostri preti, a parte il fatto che si sposano. Il laicismo francese che vieta il velo nelle classi lo fa per combattere attivamente contro la concorrenza delle altre religioni, cosa che per esempio non accadrebbe mai in uno stato altrettanto laico come l'India. Gli intellettualoidi, come i nostri vescovi, pretendono di insegnare alla gente come vivere sulla base di esperienze che non hanno, senza ricevere minore venerazione. E cercano egualmente di infuenzare la vita politica. L'ora di filosofia nei licei sembra copiare il programma della nostra ora di religione, a parte il fatto che non si parla di Gesù. Non stupisce perciò che le immigrate di seconda generazione si stringano bene in testa l'hijab, che gli scaffali dedicati alla psicanalisi nelle librerie trabocchino e che gli ashram indiani pullulino letteralmente di parigini.
La mia professoressa di lingue diceva che i francesi sono degli italiani con il broncio. In realtà, l'attitudine al sorriso non è l'unica differenza che ho riscontrato tra i due popoli. La mia impressione è che la vera catena alpina che separa l'Italia dalla Francia sia l'attitudine nei confronti della religione.
Quando viaggio in un paese straniero mi piace informarmi sul modo in cui la nazione ha affrontato il problema dei culti religiosi. Da una parte, credo che questa curiosità nasca dalla particolare situazione politica italiana; dall'altra trovo che la religione esprima meglio dell'arte o della letteratura i valori e l'immaginario di un popolo; infine, mi interessa sapere come le diverse società affrontino il passaggio tra una forma di organizzazione comunitaria basata su principi irrazionali e lo stato moderno di impostazione razionalistica. Ma passiamo al dunque.
L'interesse per la religione in Francia non è assente, tutt'altro, e si manifesta in forme eterogenee. Accanto a francesi totalmente atei si incontrano cattolici non praticanti, praticanti non cattolici, cristiani per tradizione familiare e cristiani cristiani cristiani. Senza contare il gran numero di abitanti che professano culti diversi dal cattolicesimo, quali il cristianesimo protestante, l'islamismo e la religione ebraica.
Da una parte, è più facile rispetto all'Italia trovare gente che non è stata battezzata o coppie non sposate, dall'altra l'attività delle cappellanie universitarie è molto intensa. Non leggo mai notizie del papa sui giornali, ma il numero di giovani tra i monaci e le monache della chiesa di San Gervasio e Protasio, dietro all'Hotel de Ville, è impressionante. Alla messa di Pasqua non partecipa la folla delle nostre feste comandate, ma Parigi rimane una delle principali mete del culto mariano: in rue du Bac sorge infatti la cappella delle visioni di S. Caterina Labouré, dove potrete acquistare la celebre medaglia miracolosa (35 centesimi una medaglia, 2 euro il pacchetto da sei. Si accettano ordinazioni)
La situazione italiana vista da qui è singolare. Alcune cose appaiono più chiare. Questa mattina, ascoltando il radio giornale RAI, ho notato per l'ennesima volta l'importanza data dal notiziario al viaggio del papa. Il rilievo e lo stile scelti per affrontare l'argomento non sono diversi da quelli usati per i politici locali. E' abbastanza evidente che il nostro paese rimane ancora per certi versi una teocrazia.
Al contrario, mi stupisce sempre sentire i francesi parlare del nostro concordato come se si trattasse della peste bubbonica. Mi domando come diavolo gli venga raccontato. Innanzitutto, perché sembrano ignorare completamente che l'Italia ha stipulato dei concordati anche con gli altri culti culti crisitani e che sono in corso trattative per un concordato con i buddisti e con i musulmani. In secondo luogo, mentre la mia percezione del concordato è quella di un accordo di reciproco (e pragmatico) rispetto, utile al compimento della laicità in Italia, ho avuto l'impressione che per i francesi si tratti di una sottomissione agli ordini delle gerarchie religiose. Chi ha ragione?
Il posto che la religione ha in Italia è occupato in Francia dallo Stato. La scuola fa da catechismo, le Grandes Ecoles sono i seminari, la filosofia è l'equivalente della teologia, mentre i funzionari statali sono come i nostri preti, a parte il fatto che si sposano. Il laicismo francese che vieta il velo nelle classi lo fa per combattere attivamente contro la concorrenza delle altre religioni, cosa che per esempio non accadrebbe mai in uno stato altrettanto laico come l'India. Gli intellettualoidi, come i nostri vescovi, pretendono di insegnare alla gente come vivere sulla base di esperienze che non hanno, senza ricevere minore venerazione. E cercano egualmente di infuenzare la vita politica. L'ora di filosofia nei licei sembra copiare il programma della nostra ora di religione, a parte il fatto che non si parla di Gesù. Non stupisce perciò che le immigrate di seconda generazione si stringano bene in testa l'hijab, che gli scaffali dedicati alla psicanalisi nelle librerie trabocchino e che gli ashram indiani pullulino letteralmente di parigini.
martedì 15 aprile 2008
Caen on my mind
Siamo rientrati da Caen lunedì. Per la cronaca, domenica era il compleanno di Claire, ma non pensiate che io abbia intenzione di rivelarvi la sua età attuale. Il regalo ce lo ha fatto lei, invitandoci a passare qualche giorno a casa sua e viziandoci con delle torte indimenticabili (specialmente quella al cioccolato). Caen è proprio una città gradevole, dai palazzi piccolini e tante belle chiese gotiche. Abbiamo avuto modo di fare una passeggiata sabato pomeriggio e domenica mattina, in occasione dello sconfinato mercato settimanale. Il pomeriggio di domenica è stato invece dedicato alla visita delle spiagge dello sbarco e dei cimiteri di guerra (papà hai il permesso di invidiarmi).
I genitori di Claire ci hanno riaccompagnati a Parigi e ci hanno lasciati in un paesino della banlieu, al capolinea della metro 13. Siamo arrivati per l'ora di pranzo e io volevo da tanto vedere questa famosa periferia parigina, così ne abbiamo aprofittato per mangiare e fare un giretto. La zona che abbiamo esplorato è estremamente carina, con delle vecchie casette borghesi un po' decadenti e un bazar marocchino sulla piazza centrale. Sembra di stare a Belleville, ma senza i turisti, e i prezzi scendono. Philippe si è comperato un set da tè maghrebino, tanto che ora potrà arrotondare le entrate mensili aprendo un banchetto nella Corte degli Ernesti. Io ho ceduto invece al narghilè e ora ne possiedo uno in miniatura graziosissimo. Ho anche portato a casa il feticcio di mia sorella Laura, vale a dire l'inconfondibile sveglia del muezzin, che potete vedere riprodotta fedelmente qui sotto con tanto di link per ascoltare la simpatica suoneria.
venerdì 11 aprile 2008
VOTANTONIO VOTANTONIO
Cari amici elettori,
domani mattina prenderò un treno per allontanarmi ancora un po' dall'Italia. Vado infatti a Caen a trovare Claire, insieme a Philippe. La mia assenza dal Bel Paese rischia di regalare un altro voto al Cavaliere. BISOGNA FARE QUALCOSA!!!
Perciò, votate quello che vi pare, ma per favore
domani mattina prenderò un treno per allontanarmi ancora un po' dall'Italia. Vado infatti a Caen a trovare Claire, insieme a Philippe. La mia assenza dal Bel Paese rischia di regalare un altro voto al Cavaliere. BISOGNA FARE QUALCOSA!!!
Perciò, votate quello che vi pare, ma per favore
VOTATE A SINISTRA!
Grazie
mercoledì 9 aprile 2008
Accidenti!
Ieri per poco mi rubano il computer.
Sono stata a cena con Yuko (vi dice niente il suo nome? per inciso: non ho frequentato tanti giapponesi come da quando mi trovo a Parigi) nel quartiere latino. Ci siamo incontrate dopo le lezioni in Sorbona per cui avevo ancora al fianco il mio fidato calcolatore. Intorno alle nove, dopo aver salutato la Yuko, mi sono avviata verso la stazione di Odéon per prendere la metropolitana. Nel sottopassaggio ci sono solo io. Passo virtuosamente il biglietto nella macchinetta e faccio un passo avanti per recuperarlo all'uscita. Ma la porta a ghigliottina indugia ad aprirsi. Un attimo di stupore e quando finalmente la porta si apre sento che qualcuno sta tirando la mia borsa del computer. Nell'atto irriflesso di mettere in salvo i miei beni mi strappo quasi un'unghia. Guardo con orrore la borsa aperta, ma fortunatamente non manca nulla. Dietro di me un tipaccio blatera qualcosa. Lo guardo con orrore e spavento, poi mi sbrigo ad allontanarmi.
Insomma, scampato pericolo, ma che paura! E che sensazione sgradevole sentirsi derubati. Mi stupisce sempre la sproporzione tra la minaccia di un furto (che non è poi questo gran male irrimediabile) e il senso di rabbia, disperazione e smarrimento che ti coglie quando sei borseggiato. Credo che centri più l'invasione del proprio spazio personale che la perdita effettiva di un oggetto.
Tant'è. Comunque, l'idea di scippare la gente all'ingresso della metropolitana è davvero ingegnosa: il malcapitato passa dall'altra parte della barriera, le porte si chiudono all'improvviso alle sue spalle e... addio portafoglio!
Sono stata a cena con Yuko (vi dice niente il suo nome? per inciso: non ho frequentato tanti giapponesi come da quando mi trovo a Parigi) nel quartiere latino. Ci siamo incontrate dopo le lezioni in Sorbona per cui avevo ancora al fianco il mio fidato calcolatore. Intorno alle nove, dopo aver salutato la Yuko, mi sono avviata verso la stazione di Odéon per prendere la metropolitana. Nel sottopassaggio ci sono solo io. Passo virtuosamente il biglietto nella macchinetta e faccio un passo avanti per recuperarlo all'uscita. Ma la porta a ghigliottina indugia ad aprirsi. Un attimo di stupore e quando finalmente la porta si apre sento che qualcuno sta tirando la mia borsa del computer. Nell'atto irriflesso di mettere in salvo i miei beni mi strappo quasi un'unghia. Guardo con orrore la borsa aperta, ma fortunatamente non manca nulla. Dietro di me un tipaccio blatera qualcosa. Lo guardo con orrore e spavento, poi mi sbrigo ad allontanarmi.
Insomma, scampato pericolo, ma che paura! E che sensazione sgradevole sentirsi derubati. Mi stupisce sempre la sproporzione tra la minaccia di un furto (che non è poi questo gran male irrimediabile) e il senso di rabbia, disperazione e smarrimento che ti coglie quando sei borseggiato. Credo che centri più l'invasione del proprio spazio personale che la perdita effettiva di un oggetto.
Tant'è. Comunque, l'idea di scippare la gente all'ingresso della metropolitana è davvero ingegnosa: il malcapitato passa dall'altra parte della barriera, le porte si chiudono all'improvviso alle sue spalle e... addio portafoglio!
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