lunedì 21 aprile 2008

Lunghe e noiose riflessioni sulla religione in Francia

Attenzione: il seguente post contiene elucubrazioni altamente intellettuali per cui se ne sconsiglia la lettura a chi abbia di meglio da fare.

La mia professoressa di lingue diceva che i francesi sono degli italiani con il broncio. In realtà, l'attitudine al sorriso non è l'unica differenza che ho riscontrato tra i due popoli. La mia impressione è che la vera catena alpina che separa l'Italia dalla Francia sia l'attitudine nei confronti della religione.

Quando viaggio in un paese straniero mi piace informarmi sul modo in cui la nazione ha affrontato il problema dei culti religiosi. Da una parte, credo che questa curiosità nasca dalla particolare situazione politica italiana; dall'altra trovo che la religione esprima meglio dell'arte o della letteratura i valori e l'immaginario di un popolo; infine, mi interessa sapere come le diverse società affrontino il passaggio tra una forma di organizzazione comunitaria basata su principi irrazionali e lo stato moderno di impostazione razionalistica. Ma passiamo al dunque.

L'interesse per la religione in Francia non è assente, tutt'altro, e si manifesta in forme eterogenee. Accanto a francesi totalmente atei si incontrano cattolici non praticanti, praticanti non cattolici, cristiani per tradizione familiare e cristiani cristiani cristiani. Senza contare il gran numero di abitanti che professano culti diversi dal cattolicesimo, quali il cristianesimo protestante, l'islamismo e la religione ebraica.
Da una parte, è più facile rispetto all'Italia trovare gente che non è stata battezzata o coppie non sposate, dall'altra l'attività delle cappellanie universitarie è molto intensa. Non leggo mai notizie del papa sui giornali, ma il numero di giovani tra i monaci e le monache della chiesa di San Gervasio e Protasio, dietro all'Hotel de Ville, è impressionante. Alla messa di Pasqua non partecipa la folla delle nostre feste comandate, ma Parigi rimane una delle principali mete del culto mariano: in rue du Bac sorge infatti la cappella delle visioni di S. Caterina Labouré, dove potrete acquistare la celebre medaglia miracolosa (35 centesimi una medaglia, 2 euro il pacchetto da sei. Si accettano ordinazioni)

La situazione italiana vista da qui è singolare. Alcune cose appaiono più chiare. Questa mattina, ascoltando il radio giornale RAI, ho notato per l'ennesima volta l'importanza data dal notiziario al viaggio del papa. Il rilievo e lo stile scelti per affrontare l'argomento non sono diversi da quelli usati per i politici locali. E' abbastanza evidente che il nostro paese rimane ancora per certi versi una teocrazia.
Al contrario, mi stupisce sempre sentire i francesi parlare del nostro concordato come se si trattasse della peste bubbonica. Mi domando come diavolo gli venga raccontato. Innanzitutto, perché sembrano ignorare completamente che l'Italia ha stipulato dei concordati anche con gli altri culti culti crisitani e che sono in corso trattative per un concordato con i buddisti e con i musulmani. In secondo luogo, mentre la mia percezione del concordato è quella di un accordo di reciproco (e pragmatico) rispetto, utile al compimento della laicità in Italia, ho avuto l'impressione che per i francesi si tratti di una sottomissione agli ordini delle gerarchie religiose. Chi ha ragione?

Il posto che la religione ha in Italia è occupato in Francia dallo Stato. La scuola fa da catechismo, le Grandes Ecoles sono i seminari, la filosofia è l'equivalente della teologia, mentre i funzionari statali sono come i nostri preti, a parte il fatto che si sposano. Il laicismo francese che vieta il velo nelle classi lo fa per combattere attivamente contro la concorrenza delle altre religioni, cosa che per esempio non accadrebbe mai in uno stato altrettanto laico come l'India. Gli intellettualoidi, come i nostri vescovi, pretendono di insegnare alla gente come vivere sulla base di esperienze che non hanno, senza ricevere minore venerazione. E cercano egualmente di infuenzare la vita politica. L'ora di filosofia nei licei sembra copiare il programma della nostra ora di religione, a parte il fatto che non si parla di Gesù. Non stupisce perciò che le immigrate di seconda generazione si stringano bene in testa l'hijab, che gli scaffali dedicati alla psicanalisi nelle librerie trabocchino e che gli ashram indiani pullulino letteralmente di parigini.

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